Scrivono di lui

EUGENIO GAZZOLA

Bruno Sapiente. Opere 1992 – 1997, Arti Grafiche Castello, Mantova 1998

Se poi proviamo a seguire questo lavoro nel tempo, vediamo che nel 1983 esso prende la direzione di una pittura più dichiarata, più vissuta e meno concettuale, che strada facendo ingloberà anche elementi di Scrittura e omaggi al verso poetico. Dal cencio calcificato al panneggio neo-classicista (non più neo-classico) il passo è breve, e il risultato è naturalmente il dominio del segno, strumento per eccellenza del pittore.

Una”voglia” di segno che del resto, come abbiamo visto, indirizzava i gesti dell’artista già nell’impiego e nella collocazione degli oggetti così come nella scelta dei bianchi o dei neri. Ora, visto oggi, l’intervallo nero/bianco di Sapiente assume il significato di un confronto con il fare pittura anche al di fuori della pittura, cioè nelle cose e nelle circostanze. Questo accadeva nel momento in cui il sistema dell’arte tornava con gioia al dipinto, rivelando un piacere rinnovato – che si credeva per sempre superato – per la materia e il colore.

Si trattava semplicemente dell’eterno dialogo dell’artista con il passato, lo stesso dialogo che attraversa tutta la storia dell’arte e che Sapiente ha voluto ricondurre al principio della ricomposizione dialettica degli opposti: bianco o nero oppure bianco e nero…