Scrivono di lui

FRANCOU CARLO

Sapiente: il divenire dell’immagine Nelle pieghe della vita l’essenza del segno e del colore IN “LIBERTA’”, 21 settembre 2008.

Bruno Sapiente è tra i dodici pittori che figureranno (uno per ogni mese) nel calendario 2009 che la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha deciso di dedicare all’Unicef come partecipazione alla celebrazione del trentennale di costituzione del locale Comitato Provinciale. Saranno, appunto, “i mesi del cuore”. In autunno, poi, i dipinti presentati settimanalmente da Libertà verranno battuti nel corso di un’asta benefica nello spazio “Rotative”.

Nell’estate di dieci anni fa Bruno Sapiente esponeva le sue opere in un’articolata personale ospitata nel castello di Travo dal titolo “Il divenire dell’immagine”. Una definizione che forse più di ogni altra riesce a spiegare il suo modo di intendere la pittura.
Una concezione dell’arte e del mondo mai statica ma rivolta a cogliere, nelle pieghe della vita, l’essenza di una realtà oggettiva che ci sfugge di mano e della quale possiamo riappropriarci solamente attraverso una consapevole esperienza sensibile.
Il percorso di Sapiente è fatto di memoria, malinconica riflessione, pause nelle quali ascoltare il proprio respiro, ma a volte anche di scontro duro con se stessi finalizzato alla creazione di opere in cui equilibrio e resa compositiva rappresentano una cifra ineludibile.
“La prima osservazione che sorge spontanea, davanti all’opera di Bruno Sapiente, è che essa si pone tutta quanta sotto il segno dell’autonomia rispetto alla realtà esterna, connotandosi per i rapporti che riesce ad instaurare reciprocamente tra una parte e l’altra, sul piano della composizione, o tra i diversi materiali – ha scritto Stefano Fugazza nel catalogo di una rassegna del 200 ospitata nel prestigioso Collegio Cairoli di Pavia – La stessa tela o la tavola, infatti, nel caso di Sapiente non costituiscono un mero supporto destinato a essere ricoperto dall’opera vera e propria ma, riscattati da tale funzione ancillare, rivendicano orgogliosamente il loro diritto di parità rispetto agli altri elementi quali il colore e le sottili membrane cartacee che l’artista stende sulla superficie o il tracciato disegnato o, nel caso della produzione più recente, le fotografie applicate”.
“Pensiero strappato” segue questo filone compositivo fatto di piccole annotazioni, frammenti sovrapposti e successive stesure. E’ come se il dipinto si aprisse al centro della tela in quella specie di lacerante spazio tra differenti panneggi per lasciare il posto ad altre emozioni, ad altri orizzonti.
«Nei miei lavori c’è un continuo “rifarsi”, un distruggere per ricostruire – spiegava in occasione di una importante rassegna lo stesso artista -. Senz’altro sono così anch’io: tendo a mettermi sempre in discussione, a rinnovarmi continuamente. E’ per questo che il mio lavoro mi gratifica soprattutto sotto l’aspetto orale: lo respiro, lo vivo davvero perché è parte di me».